ItaliaSandro Bassetti, Castello Monaldeschi della Cervara, 05014 Monte Rubiaglio (TR), Italia bassetti@libero.it Comunità Europea

  Il Comune di Monte Rubiaglio

A far data dal 1° gennaio 1880 il secolare Comune di Monte Rubiaglio cessa di esistere insieme ad altri due soli Comuni in tutta la Regione (Carnaiola e Montegiove) a causa di manovre politiche promosse dall'orvietano conte Faina e legalizzate dal re Umberto I. Da quel momento, e sino ad oggi, il Comune di Castel Viscardo al quale fa capo Monte Rubiaglio divenutone frazione, inizia il degrado dell'abitato abbandonato a se stesso ed il depredamento di quanto di artistico e di storico esiste in Monte Rubiaglio. Ciò che non può essere asportato, come il castello, viene nascosto da alberi che ne impediscono la vista. Sono, infine, diffuse e pubblicate informazioni non rispondenti al vero sulla storia di Monte Rubiaglio

 

 

Carta dell'Orvietano di Giacomo Filippo Ameti, 1696

 

 

 

Dettaglio della carta Ameti con il Castello di Monte Rubiaglio

 

 

Carta catastale del centro storico di Monte Rubiaglio, 1835

 

 

Carta catastale di Monte Rubiaglio, 1906

 

 

Carta catastale del centro storico di Monte Rubiaglio, 1968

 

 

Carta catastale del territorio comunale di Monte Rubiaglio, 1835.

 

Il territorio

 

Il territorio dell'antico Comune di Monte Rubiaglio ha una estensione di circa 24 chilometri quadrati. La sua area è delimitata da confini naturali quali: il Fosso del Pisciatello (Fosso Rovesacco) ad ovest, dall'origine al Paglia, che lo separa da Castel Viscardo; il Fosso dei Frati a sud est, dall'origine al Paglia, che lo divide dalla Villa di Bardano; il Fosso Rivarcale a nord, che lo divide da Sant'Abbondio, che ieri sfociava nel Paglia dove oggi ha la foce il torrente Ritorto. Anche la Pieve di Monte Rubiaglio gestisce  chiese in questo ampio territorio da prima dell'anno 1000, come quella di San Nicola di Meana e l'altra di Sant’Abbondio, traslata nel 1938 alla stazione di Allerona: gestione che termina solo negli anni 1950.

 

1863

Viene realizzato sul Paglia il ponte ferroviario per il collegamento Ficulle-Orvieto: totalmente in pietra, composto da undici archi dei quali sette di metri 30 e quattro di metri 8, altezza dei piedritti sulla risega di fondazione metri 6,30, freccia degli archi principali metri 4,14, lunghezza totale del ponte misurata sui parapetti metri 250. La strada ferrata, bloccata a Chiusi, ai confini del granducato di Toscana, da papa Pio IX, finalmente prosegue verso Roma, che raggiunge solo dopo il 1870. Più volte bombardato durante il secondo conflitto mondiale, viene completamente distrutto nel 1944 e ricostruito, pochi metri più ad est, nel 1946.

1864 marzo 29 martedì 

L’annessione di Monte Rubiaglio al regno d’Italia suscita la reazione del sindaco “papalino”. Lo rivela questa sentenza: “Il tribunale militare di Perugia condanna a 18 mesi di carcere ed a 1.500 lire di multa, oltre alle spese, Francesco Cecchitelli, sindaco di Monte Rubiaglio (Orvieto), per aver istigato i suoi amministrati alla renitenza alla leva”. (cfr. Alfredo Comandini e Antonio Monti, L’Italia nei Cento Anni del secolo XIX,  vol. (1861-1879), Milano, Antonio Vallardi Editore, 1924).

 

Gli antefatti

 

1865 marzo 20 lunedì 

 

In base all’articolo 14 della legge comunale e provinciale 20 marzo 1865, i Comuni con popolazione inferiore a 1.500 abitanti debbono essere soppressi ed aggregati ai contermini: nella nostra area questi Comuni sono: Allerona (1.307 abitanti), Carnaiola (720 abitanti), Castel Viscardo (1.171 abitanti), Fabro (1.128 abitanti), Montegabbione (1.108 abitanti), Montegiove (681 abitanti ), Monte Rubiaglio (525 abitanti), Pacciano (1.232 abitanti), Parrano (935 abitanti), Porano (971 abitanti).

Di fatto solo tre comuni (Carnaiola, Montegiove, Monte Rubiaglio) vengono colpiti dal provvedimento legislativo, tra i quali Monte Rubiaglio che respinge l’aggregazione a Castel Viscardo come questo respinge l’annessione di Monte Rubiaglio. Dopo una moltitudine di riunioni e deliberazioni che non trovano i rappresentanti dei due comuni d’accordo sull’appodiamento: delibera del consiglio provinciale di Perugia del 14.09.1868; delibera consiliare di Monte Rubiaglio del 03.10.1875; delibera consiliare di Castel Viscardo del 21.10.1875; delibera consiliare di Monte Rubiaglio del 29.10.1875; delibera del consiglio provinciale di Perugia del 13.09.1876; delibera consiliare di Monte Rubiaglio del 22.04.1877; delibera consiliare di Castel Viscardo del 14.04.1878; delibera consiliare di Castel Viscardo del 13.05.1878; il sindaco di Castel Viscardo rimette il problema nelle mani della regia sotto prefettura di Orvieto dichiarando che l’aggregazione di Monte Rubiaglio a Castel Viscardo può avvenire solo in forza di una legge speciale, visti i tredici anni trascorsi in infruttuosi tentativi di accordo. Quindici mesi più tardi re Umberto I promulga la richiesta legge speciale.
(cfr. Atti Consiglio Provinciale dell’Umbria nel 1868 Perugia 1869 pagine 197-199; Atti Consiglio Provinciale dell’Umbria nel 1876 Perugia 1877 pagine 67-68; Archivio Comunale di Castel Viscardo, Deliberazioni Consiliari 1875-1881)

 

1879

 

La popolazione di Monte Rubiaglio scrive una supplica al prefetto di Perugia per conservare la propria autonomia: “Ill.mo Sig. Prefetto di Perugia. Il vicino Comune di Castel Viscardo, nel 1878, come un avvoltoio che si aggira per l’aria, con arti subdole, si aggirò fra nubi tenebrose sopra il vedovo Comune di Monte Rubiaglio il quale però era in lutto per la perdita dell’ultimo suo Sindaco e, profittando del momento, gli calò sopra e strappandogli la corona dell’autonomia se lo asservì quasi schiavo.

Ci sia permesso ancora far giungere all’altezza del seggio della S.V. Ill.ma i lamenti di questa popolazione di Monte Rubiaglio trattata da quei signori autocrati di Castel Viscardo in modo da ridestare qualche ricordo del medio evo. Lassù tutto si può ciò che si vuole, e tutto si vuole e si fa fuorché mantenere i solenni impegni contratti con questa ragguardevole frazione della quale si cerca sempre il danno e l’umiliazione”.

 

1879 agosto 14 giovedì 

 

In forza del regio decreto 14 agosto 1879 n. 5048 il Comune di Monte Rubiaglio, avendo una popolazione inferiore a 1.500 abitanti ed a seguito delle disposizioni generali della legge comunale e provinciale del 1875, nonché a seguito di una proposta del conte Faina, è aggregato al Comune contermine di Castel Viscardo. La disposizione ufficiale è la seguente: “14 agosto 1879 / Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del regno il 9 Settembre 1879 / n. 211- Umberto I / Per Grazia di Dio e per volontà della Nazione / Re d’Italia / Sulla proposta del nostro Ministro Segretario di Stato per gli affari dell’interno; Vedute le deliberazioni dei consigli comunali di Castel Viscardo e di Monte Rubiaglio in data 3 e 25 ottobre 1875, 22 aprile 1877, 11 aprile e 13 maggio 1878; Vedute le deliberazioni del consiglio provinciale di Perugia in data 14 settembre 1868 e 13 settembre 1876; Veduto l’articolo 14 della legge comunale e provinciale 20 marzo 1865, allegato A; Vista la legge 29 giugno 1875, n. 2612; Abbiamo decretato e decretiamo: Art. 1.-A cominciare dal 1 gennaio 1880 il Comune di Monte Rubiaglio è soppresso ed unito a quello di Castel Viscardo. Art. 2./ Fino alla costituzione del nuovo consiglio comunale di Castel Viscardo, a cui si procederà nel mese di dicembre prossimo in base alle liste elettorali debitamente riformate, giusta le prescrizioni della legge, le attuali rappresentanze dei due comuni continueranno nell’esercizio delle loro attribuzioni, astenendosi però dal prendere deliberazioni che possano vincolare l’azione del futuro consiglio./ Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserito nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d’Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare./ Dato a Monza a dì 14 agosto 1879./ Umberto / Registrato alla corte dei conti addì 30 agosto 1879. Reg. 103 Atti del Governo a f. 57 G. Clorala Visconti. / P. Il Guardasigilli: G. Vare”.

 

1880 gennaio 1 giovedì

 

Al momento della soppressione del Comune di Monte Rubiaglio, i bilanci evidenziano l'assenza di alcun debito verso terzi ed una giacenza di cassa di Lire 70,00 che, in base alla variazione della valuta ed al suo effettivo potere di acquisto si potrebbe paragonare questo importo ad € 35.000,00.

I sindaci del Comune di Monte Rubiaglio, nel breve periodo intercorso dall’unità d’Italia a questa legge sono: Francesco Cecchitelli, 1860-1864, Alessandro Cruciani, 1871; Andrea Sabatini, 1875-1879.

 

1887 luglio 7 giovedì

 

Re Umberto I promulga la legge n. 4095 per la determinazione dei confini giurisdizionali fra i Comuni di Ficulle ed Allerona: continua lo smembramento di quello che fu il territorio comunale di Monte Rubiaglio.

 

 

Il Castello di Monte Rubiaglio sul finire del XVII secolo

 

La distruzione e la vendita di un archivio millenario

 

Tra il 1945 ed il 1950 i documenti degli archivi dei Signori e del Comune di Monte Rubiaglio, accumulati nel corso di quasi 1000 anni, requisiti dal Comune di Castel Viscardo nel 1880, vengono venduti a privati. Scompaiono irrimediabilmente le lettere di Bartholomeo d'Alviano alla zia Nalla, che molti anziani hanno veduto, tutta la documentazione originale degli illustri visitatori, tutto il carteggio dei Monaldeschi della Cervara abitanti nel castello di Monte Rubiaglio dall'809 al 1698. Per descrivere questo crimine, che avrebbe dovuto avere conseguenze penali per chi ha compiuto il reato contro il patrimonio, è bene usare le chiare e diplomatiche parole scritte alle pagine 125 e 126 del pregevole libro Castel Viscardo e gli Spada dal suo autore, il maestro Marco Maffei, sindaco del Comune di Castel Viscardo dal 1952 al 1956, appassionato cultore della storia del suo paese ed ufficiale scopritore della necropoli etrusca: “L'archivio comunale di Castel Viscardo doveva possedere sicuramente documenti interessantissimi prima che la bufera della guerra con i suoi bombardamenti e le avverse vicissitudini non l'avessero ridotto a poche cose di limitata utilizzazione. Il bombardamento, causando un forzato trasloco del Comune, reso inagibile, in altri locali, unitamente alla durezza dei tempi che non consentivano di dedicare cure particolari a "pezzi di carta" quando erano in ballo esigenze primarie, ha favorito la dispersione di tale patrimonio. Dopo il bombardamento e le devastazioni, si arriva alla vera e propria distruzione dell'archivio con la vendita, come cartaccia, di moltissimo materiale, sicuramente di quello più antico, di quello che oggi ci avrebbe potuto dare una mano in quest'affannosa ricerca di un passato del quale ci mancano riferimenti e fatti”. 

Nell'archivio comunale di Castel Viscardo oggi rimane solo un male restaurato Statuto di Monte Rubiaglio del 1611, forse salvatosi dalla vendita arbitraria proprio per il suo pessimo stato di conservazione e tre libri della parrocchia di Sant'Antonio Abate di Monte Rubiaglio del XVIII secolo, che non si sa perché siano in Comune dato che sono di proprietà di un altro Stato, quello Vaticano, ancora esistente.

 

 

 

La distruzione finale della cultura e della storia

 

Una lapide apposta qualche anno fa sulla torre sud-ovest del Castello di Monte Rubiaglio, di fatto cerca di annullare quel poco di storia che è rimasta in Monte Rubiaglio e che non è stato possibile asportare o vendere. Un'altra ipotesi è che che sia solo frutto della crassa ignoranza del firmatario ovvero del Comune di Castel Viscardo. Qualunque delle due sia la verità, questa lapide riesce bene a confondere le idee ai visitatori, peraltro bollando ingiustamente come "ignoranti" gli abitanti del luogo. Ecco i macroerrori contenuti.

 

- 1 - "La data di nascita di questo castello va collocata intorno al 1250".  Errore! Le fondazioni rivelano ancor oggi la costruzione romana di epoca repubblicana: numerosi, poi, sono i reperti archeologici rinvenuti, molti requisiti o trafugati ed alcuni no.

 

- 2 - Nel 1262 esso era già indicato nel catasto di Orvieto col nome di Castrum Rubiagli". Errore grave! Non esiste il Catasto di Orvieto nel 1262: detto catasto, il secondo in Italia dopo quello di Macerata, è del 1292 ed è accessibile a tutti presso la sala di lettura dell'Archivio Storico di Orvieto in Piazza Duomo, basta leggerlo.

 

- 3 - "Lo abitarono i grandi feudatari guelfi dell'orvietano Stato Pontificio, dai Ranieri della Greca, ai Monaldeschi della Cervara, ai Lodovisi, ai Negroni". Errori a catena! Tra quelli elencati "i grandi feudatari guelfi dell'orvietano Stato Pontificio" sono solo i Monaldeschi, in seguito divenuti per faide Monaldeschi della Cervara.

 

- 3a- "l'orvietano Stato Pontificio", forse si voleva scrivere "Lo abitarono i grandi feudatari orvietani di parte guelfa del Patrimonio di San Pietro": Il Patrimonio di San Pietro in Tuscia è una delle quattro regioni che compongono lo Stato della Chiesa o Stato Ecclesiastico, rinominato secoli dopo Stato Pontificio.

 

- 3b- I Lodovisi o Ludovisi non sono guelfi, poiché vissuti in epoca successiva alle vicende guelfi-ghibellini.

 

- 3c- I Negroni  non sono guelfi, poiché vissuti in epoca successiva alle vicende guelfi-ghibellini.

 

- 3d- "ai Ranieri della Greca". Errore grave! Non è mai esistita la casata dei Ranieri della Greca, poiché Ranieri è un nome di una singola persona e della Greca è il cognome della famiglia.

 

-3 e- Ranieri della Greca o della Greca che siano non hanno mai abitato né posseduto il castello di Monte Rubiaglio.

 

- 3f- Ranieri della Greca, che non era guelfo, ma al contrario ghibellino, fu il Capitano del popolo di Orvieto negli anni 1280-1281 e 1284.

 

- 4 - "Nel 1943 vi alloggiò un comando dell'esercito tedesco in ritirata". Errore grave! La ritirata avviene nel giugno 1944, un anno dopo. Non si salva nemmeno la storia recente.

 

- 4a- Non era un comando dell'Esercito tedesco, la Wehrmacht, ma un comando dell'Aeronautica germanica, la Luftwaffe, e per essere esatti il comando della 4.Fallschirmjäger Division ovvero la 4a Divisione Paracadutisti.

 

- 5 - "A cura del Comune di Castelviscardo". A parte che non è affatto curato quanto scritto, Castelviscardo è una storpiatura dialettale ed è un errore per la lingua e per le leggi italiane. La dizione corretta è Castel Viscardo, con uno spazio che divide le due parole. Il Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni fu il primo, nel lontano 1967, a verificare la correttezza dei nomi dei Comuni italiani per l'applicazione del Codice di Avviamento Postale. Il Comune di Castel Viscardo ignorò questa disposizione priva di sanzioni e continuò a chiamarsi Castelviscardo. Poi, nei primi anni 1990, lo Stato italiano ed il Ministero delle Finanze hanno verificato nuovamente la correttezza dei nomi dei Comuni italiani, imponendo delle sanzioni. A questo punto, con comodo, il Comune cambiò la cartellonistica, la carta intestata, e fu costretto a ripristinare il nome esatto di Castel Viscardo.

Così doveva accadere anche per Monte Rubiaglio, che dalle sue origini ha sempre avuto un nome di due parole, un sostantivo ed un aggettivo: Mons Rubia o Monte Rosso o, meglio, Robbio, Mons de Monaldensibus, Monte Monaldesco, Mons Rubbiagli o Monte Rubbiaglio ovvero Monte Robbio: nel totale disinteresse per una delle sue frazioni il Comune non si curò di ripristinare il nome di Monte Rubiaglio. Oggi le carte stradali nazionali ed internazionali, nonché la cartellonistica delle strade provinciali, riportano correttamente "Monte Rubiaglio", poi, innestandosi nelle strade comunali si legge, invece "Monterubiaglio".

 

 

Bandiera d'Italia  Bandiera di Monte Rubiaglio