ItaliaSandro Bassetti, Castello Monaldeschi della Cervara, 05014 Monte Rubiaglio (TR), Italia. bassetti@libero.it Comunità Europea

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Venerdì 26 maggio 1995
Per Contrade e Castelli
di Enio Navonni

Martedì 25 luglio 2000
Su Bartolomeo d’Alviano anche un libro Scritto dal ternano Alessandro Bassetti narra la vita del capitano di ventura a Pordenone
P. S.

TERNI — Mettere insieme un sindaco a far veleggiare il “suo” comune verso approdi turistici significativi, un giornalista famoso che periodicamente vi risiede, un quotatissimo ingegnere Eni: può venirne fuori “Un ponte, un fiume, un castello”. Il libro sul castelviscardese Monte Rubia- glio, un tempo “Monte dei Monaldeschi”. Enrico Patrizi, col voto del 23 aprile ha dovuto cedere lo scettro di primo cittadino di Castel Viscardo a Marcello Tomassini. Ma il merito di aver “tirato” per la pubblicazione di quella che sarà la nostra bussola per dire di Monte Rubiaglio gli rimane tutto. A Tomassini gli auguri di buon lavoro, sperando che potrà farci avere altre notizie su questo splendido lembo di Umbria. Le divulgheremo. Gli altri due personaggi? Jader Jacobelli e Sandro Bassetti, ternano, laureato in ingegneria chimica. Però il famoso giornalista non scrive ma legge, e sprona l’ingegnere a pubblicare le ricerche su Monte Rubiaglio, fatte “per sé, per diletto”. Bassetti batteva la zona del Paglia per lavoro ma anche alla ricerca di un posto a “misura d’uomo”, dove posarsi un giorno in pensione. Come fu, come non fu, il luogo è di quelli che incantano, il castello era tornato abitabile: “decisi così di acquistare pressoché l’intero piano nobile”. Compreso il fantasma di Giovanni Rinaldo II Monaldeschi della Cervara, che vi “abita” dal 6 novembre 1657, da quando fu vittima, in Francia, della regina di Svezia che ne era stata l’amante. Almeno così si tramanda. Non c’è dubbio, Sandro Bassetti colma una lacuna secolare: la mancanza di notizie storiche documenta- te su eventi “minori”, che minori non furono. Monaldo Monaldeschi della Cervara, Canonico di san Pietro in Roma nel 1584 scriveva: “Nelle parti del Patrimonio e d’Orvieto, che sono compresi nell’antica Hetruria, succedevano cose degne di memoria; ma perché non vi sono stati historici, i cui scritti siano in luce, poca notitia se ne puote havere: benché nelle croniche, et altre scritture d’Orvieto, e d’altri luoghi convicini se ne trova notate molte cose ma per non esser in stampa, et alcuni autori incerti, e senza nome, non si puote di quelli far continua e chiara narratione”. Per Monte Rubiaglio non è più così.

 
ALVIANO — Bartolomeo d’Alviano ha un nuovo libro a lui dedicato. L’ha scritto un ingegnere ternano appassionato di storia, Alessandro Bassetti, che da tempo vive a Pordenone, città dove Bartolomeo fu “Unego sior”, ovvero feudatario-principe, agli inizi del 1500. La comunanza di itinerari di vita ha spinto Bassetti a raccogliere tantissime informazioni su Bartolomeo d’Alviano, e a racchiuderle in un libro. Il titolo è “Bartholomeo Liviano d’Alviano. Unego sior de Pordenon” e ha un sottotitolo “Historia de lo governador zeneral di la zente d’arme de la Serenissima nostra Veneta Repubblica”. Il libro è stato edito da Ellerani Editore di San Vito al Tagliamento, Pordenone, e può essere richiesto al numero 0434-875400. Nel libro su Bartolomeo, oltre a fatti storici e a vicissitudini di quel tempo, ci sono anche degli aneddoti di tipo culinario e gastronomico, che legano l’Umbria a Pordenone. Il primo sono gli “stringoli al radicchio rosso trevisano”, piatto tipico di quell’area. L’origine degli stringoli come pasta fresca è sicuramente umbra, mentre i condimenti sono locali. Peraltro i colori questi condimenti riassumerebbero il bianco e il rosso, che sono quelli del blasone della famiglia Alviano. Poi c’è il vino ad accomunare Alviano con Pordenone. bartolomeo, si legge nel libro, chiedeva al suo cancelliere “due botti de vin del suo de Pordenon, perché è fama a Venezia non esservi boni vini”.
 
 
 
Lunedì 11 giugno 2001
Dopo il Bravio arrivano i
Colonnelli

P. S.
 

2001
Quel ritratto di Bartolomeo è un falso
P. S.

 

TERNI— Dopo il Bravio continua la marcia di Enio Navonni alla scoperta delle tradizioni ternane. Navonni annuncia che l’ingegner Sandro Bassetti sta lavorando alla riscoperta e valorizzazione dei “Colonnelli e Capitani ternani dei quali si è avuto notizia e sono stati in fazione”. Risultato: sono pronte le bozze relative ai condottieri della famiglia Giocosi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


ALVIANO -- Il segreto attorno alla vera immagine di Bartolomeo d'Alviano, raffigurato all'interno del museo a lui dedicato più bello di quanto fosse, viene svelata nel libro, da poco pubblicato, di Sandro Bassetti. L'immagine a lui attribuita in un celebre quadro, riportata da guide e riviste, oltre che nel museo, non sarebbe rispondente al vero. Il cosiddetto ritratto di Bartolomeo - scrive Bassetti- olio su tavola opera di Cristofano Dell' Altissimo (1530-1605) viene dipinto nel XVI secolo tra il 1552 e il 1568. Come il suo soggetto ha subito varie vicissitudini che lo hanno allontanato dall'attenzione degli studiosi. Ospitato da tempo nella Galleria degli Uffizi in Firenze (inventario 1890 n 211) viene dapprima investito dall'inondazione dell'Arno avvenuta il 4 novembre 1966, poi, appena restaurato, dall'esplosione dovuta all'attentato terrotistico all' Accademia dei Georgofili nel 93. Oggi sta subendo l'ennesimo restauro. Come verificabile dalle date, il "cottimista della pittura" Cristofano Dell'Altissimo ha dipinto questo quadro, uno delle sue ipernumerose opere, tra i 37 e i 53 anni dopo la morte di Bartolomeo (1515): l'opera non costituisce neanche, quindi, un dipinto ''a memoria". Il pittore, nato 15 anni dopo la morte del condottiero, non ha mai visto il volto di Bartolomeo, che invece, è ben effigiato in varie medaglie. Il damerino dai tratti somatici molto delicati ben si discosta sia dalle descrizioni dei suoi contemporanei che dal volto rude, segnato dalle ferite, dalle fatiche e dalle lotte, quale ci viene tramandato dalle medaglie.